“Nell’amorosa quiete delle tue braccia (dipinte)”

In un’immagine d’amore, un frammento di significato sfuggito all’oblio, soggiace un inganno.

L’artista non si cura della sottoscrizione di tacita promessa quando incastra due figure dipinte in un idillio amoroso.

Nell’artificio dell’immagine statica si estende la durata naturale della sensualità.

La sensualità é eterna se la si intrappola tra colori e luci su una superficie, il prolungamento transmediale di tale concupiscenza non si trasmette in egual misura nella performatività della carne.

Osservando un quadro romantico, languido, lirico, ci dondoliamo nell’illusione che anche l’amore viva e si mantenga intatto con la stessa inestinguibile, invariabile intensità : la medesima immobile stasi che caratterizza o affligge la sorte delle figure dipinte.

Ma il fuoco della passione é caduco. E se i due amanti, un giorno, potessero muoversi, fossero costretti per necessità o desiderio ad alzarsi?

Allora li vedremmo pregare per uscire dalla quella placenta floreale, in cerca di un gabinetto, di una caraffa di vino, della loro madre o di un altro amante.

Vedremmo entrambi, prima o poi, dover tornare ad affrontare una qualche banalità della vita che avvilisce e mortifica la rappresentazioni delle passioni forti in cui conserviamo e riponiamo una strana religiosità.

Io vi guardo, amanti, e penso a che nomi potreste avere, chi é stata la vostra levatrice, e chi ha pettinato i capelli di quell’angioletta muliebre.

Realizzo che eravate così ieri, così siete oggi e ancora sarete domani.

O almeno finché la scissione dell’atomo scongiurata dall’assicurazione museale non vi separi.

Nella vostra immobilità non penso alla beatitudine eterna a cui vi ha condannato un dipinto, perché se poteste parlare, anche voi raccontereste che il giorno prima di entrare nella gloria di un quadro avrete avuto dei momenti brutti, avrete vissuto il dolore dell’indifferenza, il tedio dei tempi morti della coppia, l’ansietà dell’attesa, così come avrete perso il tempo a balbettare in litigi vili e insolenti, e se a questi ultimi avessimo potuto assistervi, sarebbero stati prova e testimonianza della corruzione di quella sensualità perfetta che l’artista ha scelto di cogliere per consegnarvi per sempre alla storia.

Penso a chi, un giorno, guardando un’immagine senza un passato e senza un futuro, ma un solo insistente presente, abbia creduto che i fuochi dell’amore potessero avere la stessa durata della scena di un dipinto.

Nei secoli i due amanti non hanno perso un briciolo di passione o di sollecita dolcezza, non hanno lamentato stanchezza nel posare.

Con il tempo diventa facile credere che anche la vita e il sentimento d’amore possano assomigliare a questa sempiterna tenacia senza sforzo, a questa definitiva, impermeabile condizione di stabilità.

L’arte é un antico colpevole dell’illusione amorosa, imperituro all’assolvimento, come la promessa “in perpetuum” dell’amore romantico libero da asperità, tribolazioni e ordinaria bolsaggine.

Forse un giorno per diletto, o per ozio, mi occuperò di speculare bonariamente su un dietro le quinte, director’s cut o bloopers di ciascuna figura in posa del Giardino delle Delizie che é, a mio avviso nella storia dell’arte Europea, una delle celebrazioni più veritiere delle complessità dell’amore, del sesso, della sensualità e del continuo scalpitio dello spirito.

Il motivo é depredare più che si può quel misticismo raffinato per consegnarlo alle scabrose ma trascurate, apparenti irrilevanze dell’amore.

Nella tua immobilità, immagine amorosa, tu abbacini e adeschi, fai credere che la magia del tempo, che per te si conserva immutato, permei e contamini anche la fallibilità e la transitorietà della carne.

Mi spoglio dell’amor cortese del trobatore d’Occitania : dipinto d’amore che inganni e prometti, salvati e fuggi fintanto che il veleno di queste parole mi é ancora caldo sulle labbra.

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Una casa per ciò che appare insignificante

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